Anche in Siria si protesta contro Israele
Ma la mobilitazione potrebbe avere una dimensione anche interna
Proteste notturne contro Israele si sono verificate in alcune aree della Siria dopo la diffusione della notizia dell’approvazione, da parte del parlamento israeliano, di una legge che prevede la pena di morte per detenuti palestinesi. Le manifestazioni si sono svolte tra la sera del 31 marzo e la notte del 1 aprile in quattro località della regione meridionale di Daraa, in particolare a Sanamayn, Nawa, Jassem e Tafas.

Come mostrano numerosi filmati diffusi online, i manifestanti hanno attraversato le strade in moto e auto, scandendo slogan contro Israele e chiedendo la liberazione dei detenuti palestinesi. Sit-in di protesta si sono registrati, anche se in forma più contenuta, nel campo palestinese di Nayrab ad Aleppo e nel campo di Husseiniya, nella regione di Damasco.
Fin qui può sembrare una notizia come le altre. La mobilitazione è invece rilevante per almeno tre elementi.
Primo. Da decenni, le proteste popolari in Siria a sostegno dei palestinesi, quando si sono svolte fuori dai campi profughi, sono state nella maggior parte dei casi promosse o incanalate dal potere. Le manifestazioni delle ultime ore appaiono invece come iniziative spontanee, diffuse e non coordinate centralmente.
Secondo. L’attuale potere di Damasco non ha interesse a incoraggiare questo tipo di mobilitazioni in una fase in cui cerca di non irritare gli Stati Uniti e di non provocare ulteriormente Israele. Quest’ultimo occupa parte del territorio meridionale siriano, ha colpito sistematicamente le capacità difensive del paese dopo il cambio di potere dell’8 dicembre 2024 e continua a effettuare raid contro postazioni delle forze di Damasco nel sud.
Terzo. L’epicentro delle proteste è Daraa, regione che confina a ovest con Quneitra, in parte sotto occupazione israeliana e teatro di operazioni militari ricorrenti, e a est con Suwayda, roccaforte della comunità drusa. Suwayda nell’estate 2025 è stata teatro dei massacri contro civili drusi da parte di forze filo-governative, provenienti in larga parte dalla zona di Daraa. Suwayda è da allora sotto assedio da parte delle forze di Damasco, sostenute dalle élite tribali della popolazione di Daraa. Allo stesso tempo, Israele ha più volte evocato la possibilità di proteggere i drusi di Suwayda nell’ambito di una lettura regionale che valorizza il rapporto tra “minoranze”.
In questo quadro, le proteste delle ultime possono assumere anche un significato che va oltre la solidarietà ai detenuti palestinesi. La loro prossimità geografica a Suwayda le inserisce in uno spazio di competizione simbolica e politica, dove la mobilitazione può diventare una forma di pressione verso la comunità drusa, accusata in alcuni ambienti di ambiguità nei confronti di Israele.
Nelle stesse ore serali e a poche decine di chilometri dalle quattro località dove si sono svolte le proteste, le forze israeliane hanno lanciato razzi illuminanti nei pressi di Rafid, nella regione di Quneitra. Un’azione che ha spinto gruppi di manifestanti a dichiararsi pronti a dirigersi verso l’area sotto occupazione israeliana. In mattinata un membro della troupe della tv di Stato siriana a Qunaytra è stato preso di mira, senza conseguenze gravi, da una pattuglia militare israeliana.


